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Una riflessione dopo il referendum sulle trivelle

20.04.2016 06:40

 

Carlo Fusaro, cittadino italiano e svizzero, è professore ordinario all’Università di Firenze di Diritto elettorale e parlamentare dal 1999,) e "visiting professor" presso le università di Brema (Germania), di Hiroshima (Giappone) e presso l'University College London (Regno Unito). A proposito del referendum sulle trivelle scrive in merito all’astensione sul referendum stesso: chi leggesse gli atti della Costituente troverebbe le risposte che cerca. Fra chi voleva il voto obbligatorio ( la DC) e il voto libero ( liberali, PSI, PCI), prevalse il compromesso suggerito da Meuccio Ruini di definire il voto come un obbligo civico, nel senso che sarebbe stata la legge a decidere. E la legge non vieta l’astensione nemmeno nelle politiche. Comunque non per i referendum legati al quorum, perché i costituenti che amavano prima di tutto la democrazia rappresentativa, alla fine scelsero il referendum solo abrogativo come strumento per consentire ai cittadini di contraddire decisioni legislative. Perciò introdussero il quorum, mentre lasciarono libero da soglie il referendum decidente o proponente. Questa differenza sta alla base della legittimità dell’astensione. Altrimenti come potrebbe l’elettore esprimere il suo disaccordo con il referendum stesso ? E, francamente, sull’utilità del referendum sulle trivelle in tanti lo ritenevamo inutile. I problemi dell’ambiente e della pulizia del mare sono altri. Sono non trattate il 40% delle acque scaricate in mare e l’Italia va incontro a pesanti sanzioni dall’Europa. Pensino a questo e provvedano i Presidenti delle Regioni.

 

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