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Una giornata d’inferno ad Aleppo, lettera di un medico della Croce Rossa,

10.12.2016 08:49

 

Tra due mesi la guerra in Siria entrerà nel suo sesto anno. La fine dei combattimenti non sembra essere vicina, ma nelle ultime settimane si è parlato molto di una svolta ad Aleppo, dove si sta combattendo la battaglia più importante: le forze del presidente siriano Bashar al Assad e i loro alleati hanno riconquistato i due terzi dei territori sotto il controllo dei ribelli, nella parte orientale della città, rendendo ormai molto improbabile un ribaltamento della situazione. Quello che sta succedendo ad Aleppo est – le conseguenze dei bombardamenti, la scarsità dei beni di prima necessità, le violenze, e così via – è raccontato dai pochissimi giornalisti rimasti, accusati dal regime di Assad di esagerare per fare propaganda filo-ribelli. La situazione, comunque, sembra essere grave così come viene raccontata. Un’ulteriore testimonianza di quello che sta accadendo è stata fornita da una lettera scritta alla BBC da un medico della Croce Rossa, che nei giorni scorsi era impegnato nelle operazioni di evacuazione di alcune parti di Aleppo orientale. La lettera racconta in particolare di un episodio avvenuto nella parte antica della città, dentro a un edificio dove circa 150 uomini si erano rifugiati per proteggersi dai bombardamenti: molti di loro – disabili e persone con disturbi psichiatrici – non sapevano dove altro andare: «erano uno vicino all’altro, con le spalle che si toccavano, si guardavano intorno, cercavano di rassicurarsi».Il Capo del Centro  aveva perso tutta la sua famiglia tre giorni prima, tra cui sua moglie, suo figlio e suo nipote. Aveva portato la famiglia in questo posto perché pensava che nessuno l’avrebbe attaccato. Alcuni dei cadaveri nel cortile dell’edificio erano i suoi famigliari.» Riferendosi alla lettera, la giornalista del Washington Post Liz Sly ha scritto su Twitter: «Alcune persone dicono che esageriamo gli orrori di Aleppo, ma questo mostra che non abbiamo idea di quanto grave sia la situazione».

 

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