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Taci con gli sbirri” L’omertà sullo stupro al centro sociale

19.12.2016 09:03

 

Parma, dopo sei anni un blog di ragazze dice basta al silenzio sui “compagni” accusati della violenzaPiù che la notte, Claudia aveva raccontato l’alba. «Mi sono svegliata su un tavolo di legno, i vestiti buttati a terra, sul mio corpo i segni di quello che mi avevano fatto…». Era l’alba di sei anni fa, nella sede della “Raf”, la rete antifascista di Parma, e in quel centro sociale mentre i “compagni” festeggiavano come ogni 12 settembre la cacciata delle camicie nere da Parma nel 1922, Claudia, 18 anni appena compiuti, veniva stuprata per un’intera spaventosa notte. In tre, forse di più, i militanti della “Raf” avevano abusato di quella loro amica, dopo averla drogata, filmando senza pietà con un cellulare ogni passaggio di quell’orrore. Ma soltanto adesso, dopo sei lunghissimi anni, è iniziato a Parma il processo contro i tre presunti autori dello stupro. Perché un incredibile muro di silenzio e di omertà, dentro quella galassia di sinistra antagonista a cui la “Raf” apparteneva, ha protetto per anni i violentatori. Isolando invece Claudia, lasciata sola con gli incubi di quella notte, addirittura definita “infame” dai suoi ex amici e amiche perché si era affidata alla giustizia dello Stato, agli sbirri, ai tribunali.Un brutta storia di cui nessuno vuole parlare a Parma, un processo a porte chiuse che sembra imbarazzare tutti, e che mai avrebbe valicato i muri del centro sociale antifascista in via Testi, se il video della notte dello stupro non fosse finito nelle mani dei carabinieri. Una pagina oscura, torbida, che oggi spacca e dilania il movimento stesso. Nessuno aveva rotto il silenzio, quasi fosse più importante difendere il movimento da incursioni di polizia e carabinieri, piuttosto che denunciare lo stupro e solidarizzare con la vittima.

 

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