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Sfruttazero: la salsa di pomodoro che combatte il caporalato

24.08.2016 17:11

 

Il sito italiachecambia.org  alla voce giornale, su storie, sono pubblicate attualmente 132 storie che raccontano sotto il titolo ’Io faccio così’ , Quella che vi raccontiamo di seguito è la storia 126. Parla Rosa Vaglio:  “Vogliamo che l'oro rosso, da simbolo di sopraffazione e caporalato in Puglia e Basilicata, diventi simbolo di emancipazione, riscatto e speranza di un futuro diverso”. È questo l'obiettivo di Sfruttazero, progetto che vede migranti, contadini, giovani precari e disoccupati lavorare insieme per realizzare una filiera etica e solidale del pomodoro. Il risultato? Prodotti locali di alta qualitàÈ proprio dall’obiettivo finale dell’associazione costituita da un gruppo di giovani di Nardò, Diritti al Sud. Rosa Vaglio, presidente dell’associazione ricorda come tutto sia cominciato nel 2009 da gesti molto semplici, come portare acqua potabile ai braccianti stranieri che dormivano nei campi o nei ruderi abbandonati in condizioni terribilmente precarie. “Dormivano sotto gli alberi di ulivo”, racconta, “senza neanche un tetto sopra la testa”.Da questo primo impegno sociale e politico, nel 2014 si è costituita “Diritti a Sud” che con il tempo ha allargato i suoi orizzonti operativi, cercando di intervenire anche sulla condizione abitativa, l’istruzione e il lavoro.I ragazzi di Nardò hanno richiesto le autorizzazioni necessarie per ristrutturare un edificio abbandonato con materiali riciclati, lavorando insieme ad un’altra associazione del territorio attiva in questo settore e mettendo quindi a disposizione dei braccianti una struttura in cui potersi riposare dopo il lavoro. Parallelamente hanno cominciato a fornire servizi di assistenza legale e una scuola di italiano., “Diritti a Sud” è entrata a fare parte della rete sfruttazero un progetto di auto-produzione di salsa di pomodoro, di tipo cooperativo e mutualistico, promosso da giovani precari locali e dai migranti stessiUna rete che è un simbolo importante per tutti perché è la dimostrazione che si può produrre nel settore agricolo e si può guadagnare senza sfruttare i braccianti: i lavoratori sono stati pagati 10 euro all’ora, una cifra importante soprattutto se paragonata alle tariffe vigenti in molte campagne del meridione (3 euro per un cassone di pomodori o agrumi da 300 chili, raccolti sotto il sole cocente di agosto).“Lavoriamo il campo tutti insieme e mi sento uguale agli altri”, confida Modà un ragazzo sudanese che vive e lavora in Italia da circa quattro anni e fa parte della rete “SfruttaZero” con “Diritti a Sud”. “Non solo non sono sfruttato, ma mi sento parte di qualcosa”,

 

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