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Roberto Peroni, fra gli Inuit, In quei giorni di tempesta

14.11.2016 08:31

 

«Nella vita di ognuno, come nei passaggi delle civiltà, ci sono i giorni di tempesta. All’improvviso il vento si alza, si porta via qualcosa e crea lo spazio per altro. È la tempesta che decide: un popolo si estingue, un’era si chiude, una teoria politica fallisce. Sul ghiaccio ho imparato che per andare avanti, l’errore da non commettere è provare a dominare la tempesta, illudersi di essere più forti degli snodi cruciali che misteriosamente indirizzano il mondo». Robert Peroni ha 72 anni, è nato in Sudtirolo, è stato un esploratore e un alpinista di livello internazionale, conteso dagli sponsor. Da trentasei anni ha scelto di vivere con gli inuit, in Groenlandia, diventando il paladino dei loro diritti. «Qui ho imparato la resistenza — dice — la forza prodigiosa dell’attesa. Gli sconfitti, se trovano il coraggio di non rinunciare ai valori che li animano, scoprono infine di essere i vincitori. Succede quando si punta ad una vetta, ma anche quando si cerca di governare i cambiamenti che ci travolgono». Con le spedizioni ha chiuso. A Tasiilaq ha aperto la Casa Rossa, ospitando gli inuit esclusi dallo stile di vita contemporaneo. Ora lavora ad una cucina riservata ai vecchi cacciatori eschimesi: senza prede, privati di un ruolo sulla terra, rischiano di morire di fame. Sabato 19 novembre, nel museo di scienze naturali di Milano, verrà presentato ‘In quei giorni di tempesta’,il libro che ha dedicato alla fine ignorata dell’ultimo popolo dei grandi cacciatori, i suoi amici.«Io racconto la tempesta del secolo, che in Groenlandia ha deciso il destino degli inuit. Avevano sempre resistito al vento gelido nascondendosi sotto terra, al caldo. Poi i danesi li hanno messi in case di legno, imponendo la nostra civiltà. Alle prime raffiche, il villaggio è stato spazzato via. Non si sono più fidati di noi bianchi, ancora si chiedono perché non si sono opposti ad una colonizzazione spietata. Mi pare che ognuno di noi oggi sia preda di qualcuno di ignoto che gli ordina come deve sconvolgere la propria vita per non risultare espulso dal sistema unico e globale. Siamo diventati tutti inuit, primitivi logorati dal senso di colpa della povertà, dell’ignoranza, o dell’inadeguatezza rispetto alla complessità veloce del pianeta »

 

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