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Riflessioni sulla sinistra reinterpretata da Michele Serra

29.09.2016 10:33

Mi rendo conto che una certa disillusione sul bilancio della mia generazione, unita alla mia intenzione di voto per il Sì, possa qualificami come “renziano”.Non lo sono e non posso esserlo per ragioni di formazione culturale e politica: sono un tipico post-comunista italiano, ex Pci nonché ex troppe altre cose; Renzi è un cattolico popolare di nuovo conio, con elementi antropologico-culturali a me del tutto alieni. Ma è vero che nutro, per Renzi e il suo tentativo, un certo rispetto, che i dubbi su qualche sua scelta e molti suoi atteggiamenti non bastano a incrinare. Gli riconosco energia, volontà di fare, qualche buona opera (la Cirinnà) e un minimo di autonomia da quell’europeismo gretto e contabile che sta mettendo in ginocchio il Welfare. Se non basta a definirlo “di sinistra”, basta e avanza a non classificarlo, come fanno con grossolano astio alcuni suoi nemici, “erede di Berlusconi”. Ma Renzi è una contingenza; per certi versi un’emergenza, nonché il frutto del vuoto che lo ha preceduto (un vuoto che ha fruttato, lui sì, vent’anni di B erlusconi). La sinistra, così come la mia generazione  l’ha conosciuta e frequentata, oggi è un accampamento in disarmo; perché è finita  la guerra novecentesca tra borghesia e proletariato, tra capitale e lavoro salariato, quella che aveva nella fabbrica la sua centralità e il suo campo privilegiato, nella lotta sindacale il suo modo di combattere, nell’organizzazione politica e culturale degli operai e dei braccianti il suo daffare, negli «intellettuali organici» molti dei suoi quadri dirigenti. Quel mondo non esiste più. O si ritrovano forme di nuova solidarietà, di ripartizione del reddito, di alleanza tra i deboli e gli esclusi, di allargamento delle basi del potere, insomma di democrazia e di uguaglianza, o il futuro sarà sempre più iniquo e – di conseguenza – sempre più doloroso e cruento. In questo senso non solo sono ancora «di sinistra», ma lo sono perfino più radicalmente di come lo ero da ragazzo: per esempio sulle questioni ambientali e agricole, sulla sovranità alimentare dei popoli, sui cambiamenti climatici e sull’impatto delle nostre scelte di consumo e dei nostri stili di vita, penso si giochi moltissimo del futuro del pianeta. Ma di una sinistra che di queste cose si occupi con radicalità e fantasia, libera da pregiudizi, rivoluzionaria nello spirito e ragionevole nella prassi, quasi debba riscrivere daccapo i propri statuti, per ora non vedo tracce sostanziose.

 

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