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Nei consultori non possono esserci obiettori di coscienza

07.08.2016 06:43

 

Il 3 agosto il Tar del Lazio ha depositato una sentenza considerata molto importante per i diritti delle donne e per la difesa della legge 194, approvata nel 1978. La legge 194 dovrebbe garantire alle donne la possibilità di abortire, ma nella realtà rimane spesso inapplicata per l’elevato numero di medici obiettori di coscienza. La sentenza di mercoledì stabilisce che nei consultori pubblici del Lazio non ci possano essere obiettori di coscienza: i medici che lavorano in queste strutture devono garantire alle donne che scelgono di abortire i certificati necessari per l’operazione; inoltre non possono opporsi alla prescrizione dei contraccettivi, compresi quelli di emergenza (la cosiddetta “pillola dei cinque giorni dopo” e la “pillola del giorno dopo”). Nel Lazio gli obiettori di coscienza sono il 90 per cento dei medici e in molti ospedali pubblici non si fanno interruzioni di gravidanza, come imporrebbe invece la legge a tutti gli ospedali non religiosi. A questa sentenza si è giunti dopo che  nel giugno del 2014 il Presidente del Lazio  ebbe firmato  un decreto sulla riorganizzazione dei servizi medici per la salute delle donne. Nel decreto si diceva che se per legge un medico poteva essere un obiettore e dunque rifiutarsi di praticare un’interruzione volontaria di gravidanza, all’interno dei consultori familiari i medici non potevano sottrarsi ai loro compiti di assistenza e di cura.

 

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