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Mohammed Alì, il grande combattente per i diritti dei neri e dei mussulmani

06.06.2016 09:26

 

Cassius Clay aveva 18 anni alle Olimpiadi di Roma del 1960, quando conquistò la medaglia d’oro dei pesi medio massimi  e si affermò sulla scena mondiale della boxe. Era bello, danzava sul ring, con le braccia abbassate in attesa di colpire l’avversario con una serie di colpi precisi e tecnicamente perfetti .
"Vola come una farfalla, pungi come un'ape. Diceva parlando del suo modo di boxare. Affrontò i più grandi pugili della sua epoca , ma pretese anche parità per i neri e libertà di culto. . I neri, ancora negli anni ’60 venivano chiamati per gli spettacoli, per suonare, ballare, dovevano  intrattenere e stare zitti..  Quando era al massimo della gloria, incoronato come il più grande pugile di tutti i tempi, scelse la strada della battaglia per i diritti civili. Cassius Clay diventò Mohammed Alìnel 1964, l’anno in cui fu ucciso Martin Luther King, e pronunciò la famosa frase ‘I don’t have to be what you want me to be’. Nel 1967 a 26 anni  rifiutò di arruolarsi e partire per il Vietnam .  Per oltre 3 anni , rischiò più volte la prigione, fu privato del titolo mondiale e rimase lontano dal ring. Tornò a combattere nel 1970 e presto riconquistò il titolo mondiale a 30 anni.  Restano storici i 3 incontri con Frazier, in particolare il terzo che Mohammed Alì volle combattere in Kenya.Pochi anni dopo il suo ritiro dalla boxe fu colpito dall’Alzheimer. Lo ricordiamo ad Atlanta nel 1996 quando accese la fiamma olimpica. Era diventato un mito per tutti gli americani. George Bush gli conferì la più alta onorificenza  americana. In quel giorno Muhammad Alì disse: Se tutti gli uomini si amassero fra loro come amano me, il mondo sarebbe migliore. Da disertore perseguitato era diventato una bandiera degli americani, bianchi e neri.

 

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