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la Buona Scuola dopo un anno, lasciamo parlare i numeri

09.08.2016 16:48

 

90.000 insegnanti già in ruolo a tempo indeterminato, oggi, altri 90.000 nei prossimi tre anni. Nessun governo aveva mai osato tanto. E’un’operazione straordinaria,che tira fuori dal precariato migliaia di docenti. È una questione di giustizia per chi lavora nelle nostre scuole e per il futuro del nostro Paese Gli oppositori gridano che il Governo vuole separare famiglie, creare disagi ai docenti, spedirli dall’altro capo del Paese come fossero esiliati.Chi conosce la situazione italiana sa che mentre al Nord il numero degli insegnanti è stato contenuto nei decenni passati, al Sud è cresciuto in maniera esponenziale, ben oltre la capacità di assorbimento delle regioni.Nè  si può  pensare di gestire la situazione spostando gli alunni dove stanno i docenti. Bisogna lavorare per trovare soluzioni che possano riequilibrare questa partita, per esempio sotto forma di bonus per le spese di trasferta. Una partita che a molti lavoratori di altri settori, che si sono spostati e continuano a spostarsi in cerca di una qualche opportunità lavorativa, spesso senza nessuna garanzia, sembra paradossale. Giovani avvocati, giornalisti, ingegneri, biologi che, respinti dal mercato del lavoro nella propria regione, hanno raccolto il coraggio a quattro mani e hanno lasciato la città di provenienza e in alcuni casi addirittura il Paese per trovare un posto di lavoro. Cosa dovrebbero dire loro, allora?  La Buona Scuola sta assumendo circa 15.000 insegnanti in Campania, oltre 10.000 docenti in Sicilia e Puglia, più di 5.000 in Calabria. Come si fa a dire che il Governo sta espropriando questi territori del loro patrimonio e del loro capitale umano, quando è in corso un investimento così importante in queste regioni? Senza contare i molti docenti cosiddetti “immobilizzati”, che insegnavano da anni fuori regione e che stanno per rientrare grazie alla mobilità straordinaria: oltre 1.100 in Sicilia, circa 600 in Puglia, oltre 1.800 in Campania, quasi 540 in Calabria.È un impegno gigantesco, i toni siano abbassati e tutti lavorino insieme. L’obiettivo è comune.

 

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