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La banca più antica del Paese, MPS, vacilla

12.12.2016 08:55

 

Nel gennaio del 2000 Mps acquista per 2.500 miliardi di lire la Banca del Salento ribattezzata 121. Si rivela un cattivo affare Nel 2006 Giuseppe Mussari arriva alla presidenza di Monte dei Paschi. La Fondazione mantiene il 50% a caro prezzo Nel 2007 Mps acquista Antonveneta pagando 9 miliardi di euro al Santander. Si tratta di una cifra colossale presto svalutata in bilancioPer rimediare agli errori del passato si porta a termine in ritardo un aumento di capitale e si sottovalutano le sofferenze dell’istituto. Il CdA tenta di trovare i finanziamenti privati anche fra azionisti e obbligazionisti. Non si lamentino domani se subiranno delle perdite, chiedendo al Governo di coprirle per intero.  Negli ultimi due decenni del ‘900 il MPS aveva già assorbito la banca Toscana, mantenendo in vita un marchio  svalutato e una duplicazione di sportelli inutili. Parallelamente a questa gestione disastrosa dell’Istituto, la Fondazione da decenni erogava ricchi contributi e prestiti a tassi agevolati  a tutti i comuni della Provincia di Siena che hanno fondato su queste entrate la maggior parte dei loro investimenti in infrastrutture. Insomma il vantato benessere della provincia di Siena sarà stato con ogni probabilità finanziato almeno in parte  dagli italiani.  La composizione del CdA della Fondazione era quasi tutta di nomina politica. Con queste premesse come stupirsi che il Governo, avuto il benestare dalla BCE, intervenga, con i soldi pubblici, a salvare la Banca più antica d’Italia, che affondava le sue radici nei mercanti e nelle botteghe  della Repubblica di Firenze. L’ingerenza della politica nelle aziende significa privilegiare la fedeltà alla competenza, con risultati gestionali negativi, il cui peso ricade sulla collettività.  Giù le mani dalle imprese!

 

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