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l’Atalanta, i gioielli a km zero, inutile andare all’estero

11.11.2016 10:13

 

Dalla culla all’Azzurri d’Italia, l’Atalanta è un’idea che «ti sta nel sangue, ti prende, ti appartiene e tu finisci per appartenerle». Dentro al cuore di Emiliano Mondonico il nero e l’azzurro sono una passione che non passa. «Come si fa, quando entri in quello stadio, quando senti quella gente, come si fa a non sentire di nuovo il calcio com’era?». Il calcio com’era, questo, anche questo, c’è nel miracolo  dell’Atalanta, quarta in campionato, 19 punti su 21 nelle ultime 7 giornate, giovane e bellissima, perché costruita su tanti giovani italiani. A Bergamo si nasce atalantini: dal 2010 il presidente Percassi regala a tutti i neonati di città e provincia una maglia nerazzurra. Si inizia ad appartenere così all’idea. Dagli 8 anni di età, poi, nessun bambino della bergamasca che calci e stoppi bene un pallone sfugge agli occhi delle decine di scout sparsi per il territorio. A capo di questa struttura, dal 1991 al 2015, il “Mago” Mino Favini, classe 1936. In un quarto di secolo, da Morfeo a Montolivo, da Pazzini a Gagliardini i suoi ragazzi sono benzina verde nel motore del calcio italiano: «Ci sono società che vanno all’estero a pescare i loro talenti, noi non ci allontaniamo dalla provincia. Diamo un pallone tra i piedi ai ragazzi e li invitiamo a giocare, a dribblare, a divertirsi. Chi ama il calcio vorrebbe che fosse nata la Leicester italiana.

 

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