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Intervenire sulle pensioni di oggi per salvaguardare quelle di domani

04.04.2016 09:14

Guardando solo al settore privato sono in pensione di vecchiaia da oltre 35 anni (pensioni con decorrenza antecedente al 1980) oltre 500.000 persone mentre altri 527.000 assegni sono ai superstiti. In questi dati non sono compresi i baby pensionati del pubblico impiego che sono riusciti a uscire dal lavoro prima del 1992 . Pensate un dipendente pubblico assunto all’età di 20 anni andava in pensione a 44 anni percependo da subito la pensione piena, pari a 80% della media degli ultimi anni. La vita si è allungata di oltre 10 anni , i contributi versati dal dopoguerra agli anni ’90 erano bassi, ma il livello della pensione era basato sulla retribuzione degli ultimi anni e non sull’ammontare dei contributi versati come avvieneattualmente. Di fronte a chi va oggi in pensione, è ingiusto che una persona andata in pensione nel 1980 all’età di 44 anni, continui oggi, a 80 anni,  a percepire la pensione, senza un corrispettivo di contributi versati. . Questi sono dati pubblicati dall’INPS, e devono farci riflettere tutti, anche i sindacati, per tutelare i pensionati di domani. Il Presidente dell’INPS Tito Boeri sembra il solo a rendersi conto delle sperequazioni attuali. Da qui le numerose proposte avanzate e fino ad oggi inascoltate, di perequazione fra pensioni alte e di lungo corso e pensioni basse, maturate negli ultimi anni. I diritti acquisiti non possono essere  causa di ingiustizia..

 

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