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I populismi di destra avanzano e l’Europa o reagisce o si disgrega

19.09.2016 07:37

 

La crisi dell’Europa è politica, non economica. E se non si parte da questo assunto, allora i populismi avranno la meglio ovunque».A sostenerlo è uno dei più autorevoli economisti europei: Jean Paul Fitoussi, professore emerito all’Institut d’Etudes Politiques di Parigi e alla Luiss di Roma.. Se non c’è la volontà politica di andare avanti non c’è più ragione di esistere. Oggi l’Europa viene percepita dai popoli che la compongono, come qualcosa che impedisce piuttosto che permette. Come una minaccia piuttosto che un’opportunità. È un sentimento sempre più diffuso, fondato sull’insicurezza sociale e la paura, su cui fanno leva i movimenti populisti per rafforzarsi e ambire al governo. Un’avanzata che sarà sempre più pericolosa e inarrestabile se non si passerà al più presto dai discorsi agli atti. I discorsi hanno perso tutta la loro credibilità.. Il fatto è l’Europa non sta risolvendo nessuno dei problemi della gente, e questo porta all’instabilità politica.. Dietro l’affermarsi dei populismi, dei nazionalismi, non c’è solo la paura di una “invasione” di migranti, ma c’è soprattutto il rifiuto per la crescente povertà e diseguaglianza e una sconfessione delle politiche economiche della Ue».Bisogna allineare le politiche dei singoli Stati in una direzione condivisa,quella degli Stati-imprenditori. C’è un grande bisogno di investimenti pubblici in settori strategici come l’istruzione, le infrastrutture, la nuova economia, la ricerca. Siamo davvero ad un passaggio cruciale: se i governi non si muovono, questo significherà che siamo condannati a restare prigionieri della paura della deflazione, e allora addio alla crescita e con essa addio all’Europa. Campanelli d’allarme ne sono suonati tanti in questi tempi: la crisi greca, la Brexit, l’avanzata dei populismi nel cuore dell’Europa, una possibile svolta a destra in Gran Bretagna, Francia, nella stessa Germania. E a rischio c’è anche l’Italia che in questi due anni ha compiuto passi importanti ma che ha ora davanti a se lo scoglio della riforma costituzionale. Renzi è ad oggi l’unico leader europeo ad aver sostenuto con chiarezza che l’austerità uccide la crescita, quella crescita di cui l’Europa ha un bisogno vitale per riconquistare la fiducia dei cittadini. C’è davvero il rischio della fine dell’Europa. L’attuale sistema europeo è fondato per esaltare, e non per circoscrivere, gli egoismi nazionali».Una Europa che vuole godere in modo egoista dei suoi privilegi, che sono ormai zero, escludendo popoli e Paesi sul cui sfruttamento quei privilegi sono a lungo cresciuti. Ma una Europa che si “mura” è una Europa destinata a perdere. Una Europa senza futuro ».

 

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