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Cerchiamo di capire il perché dei tanti terremoti nell’Appennino centrale

29.10.2016 10:17

 

Va avanti lo sciame sismico nell’Italia centrale La notte scorsa sono state oltre 100 le scosse di terremoto registrate dall’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv), fra l’Umbria e le Marche , inun’area non distante dall’epicentro delle scosse più forti di mercoledì scorso. E’ un sistema di faglie estremamente complesso, quello che ha generato i terremoti del 24 agosto nel Reatino e quello avvenuto fra Perugia e Macerata. Le faglie lineari, come la celebre faglia di Sant’Andrea, che attraversa la California per 1.300 chilometri, hanno effetti terribili, ma sono più facili da interpretare.. “Studiare il sistema di faglie dell’Appennino- afferma il sismologo Valensise- è completamente diverso: le faglie appenniniche sono infatti frammentate, al punto che nell’Italia Centrale la loro estensione media è compresa fra 10 e 20 chilometri, mentre a Sud riesce a raggiungere 40 o 50 chilometri”. I terremoti così frequenti nell’Italia Centrale sono quindi generati da queste relativamente piccole faglie, “collegate fra loro in un rapporto dinamico”, Ad esempio, il terremoto del 26 ottobre è “sicuramente collegato a quello del 24 agosto scorso nel Reatino: se non ci fosse stato il terremoto del 24 agosto, quello del 26 ottobre sarebbe forse arrivata fra 10 o 100 anni”. All’interno di questo complesso sistema di faglie entra in gioco quello che si può vedere come un “effetto domino”, nel quale ogni volta che una faglia si attiva e genera un forte terremoto, perturba porzioni ancora intatte della stessa faglia o altre faglie minori circostanti. Può quindi accadere che le faglie più piccole che si trovano nelle vicinanze si rompano a loro volta, generando altri terremoti, ossia le repliche del terremoto principale. Ogni terremoto che avviene nell’Appennino può quindi interessare “tante faglie diverse”, tutte generalmente orientate nella direzione che va da Nord-Ovest a Sud-Est.Il risultato è un movimento di tipo estensionale, ossia una sorta di ‘stiramento’ della crosta terrestre in corrispondenza dell’ Appennino con un conseguente allargamento dell’Italia Centrale. E’ un fenomeno che avviene in modo graduale ma inesorabile, ad una velocità di qualche metro per millennio, lungo tutto l’arco che da dalla Lunigiana allo Stretto di Messina. E’ un sistema ormai noto ai sismologi, anche se “delle incognite ci sono sempre”,

 

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