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8 Rifugiati a Parigi

16.09.2020 14:48

Parigi è stata la città punto di riferimento dell’amigrazione italiana antifascista. Il primo dei nostri birbanti ad arrivare qui è Bruno. E’al governo il Fronte Popolare, guidato dal socialista Leon Blum che ha vinto le elezioni dell’aprile 1936. Anche in Francia il razzismo condiziona la vita politica politica. Charles Maurras scrive su Action Française È in quanto ebreo che bisogna vedere, concepire, intendere, combattere e abbattere il Blum.

Bruno è arrivato a alla fine del 1936. Va da Galone che ha aperto in periferia il laboratorio di sartoria. In quel periodo sono numerosi gli antifascisti italiani che hanno scelto Parigi. Il Partito Comunista Italiano ricostituisce qui la sua organizzazione. Luigi è il segretario di Palmiro Togliatti ed è responsabile dell’ufficio immigrazione. E’ lui che gestisce la fuoriuscita dall’Italia di molti dirigenti, avvalendosi di una rete di collaboratori. Il laboratorio di Galone cuce delle borse speciali di cuoio dal doppio fondo, in cui Luigi nasconderà ad ogni viaggio alcuni passaporti. Cambia il metodo di preparazione del passaporto per chi deve espatriare. Basta passaporti falsi. Una rete di professionisti, medici, avvocati, architetti dei Paesi vicini ( Olanda, Svizzera, Austria), dichiarano la perdita del loro passaporto, ne ottengono un duplicato e consegnano il passaporto smarrito a Bruno che raccoglie i documenti, viaggiando attraverso l’Europa. Bruno stesso ha il passaporto del figlio di un avvocato svizzero.

I dati del titolare del passaporto ( età, statura, colore di occhi e capelli) devono corrispondere, per quanto possibile, a quelli del destinatario, in modo da cambiare soltanto la foto, riproducendo il timbro del Consolato. Bruno è diventato un artista nella creazione dei passaporti. Fingendosi un turista interessato a visitare quel Paese va nella sede del Consolato a Parigi per carpire con una stilografica una carica dell’inchiostro diplomatico speciale necessario a correggere qualche dato di un passaporto. La Direzione del Partito decide  quale dirigente deve arrivare a Parigi e subito si avvia la preparazione del passaporto. Bisogna sapere quale lingua parla il dirigente, in modo che possa rispondere almeno a qualche domanda che gli verrà rivolta dalla polizia di frontiera. Luigi parte per l’Italia, incontra il dirigente che deve emigrare, lo aiuta a immedesimarsi nel titolare del passaporto, attende che sia arrivato in Francia, prima di rientrare a sua volta. Ogni espatrio diventa un’operazione complessa, una fase della lotta antifascista,  non ancora approfondita. Una delle ultime missioni in Italia viene affidata a Bruno. Al confine di Ventimiglia, un poliziotto sale sul treno. Guarda il passaporto di Bruno, Hans Bretzel. Poi guarda Bruno. Qualcosa non lo convince. Hans Bretzel ha 20 anni, Bruno ne ha 28, ma ne dimostra di più. Quanti anni hai ? Non c’è stato tempo di correggere lo 0 in 8, mancava l’inchiostro, bisognava partire. Bruno viene fermato, condotto in questura. Trovano i 4 passaporti che ha nel doppio fondo della borsa. Vogliono sapere a chi sono destinati. Lo interrogano a lungo. Bruno non parla, viene rinchiuso nella camera di sicurezza della stazione di polizia. Due giorni dopo viene identificato e consegnato a una squadra dell’OVRA, che lo consegna a Trieste. Di lui non si saprà  nulla. Alla fine della guerra il suo nome rtisulterà nell’elenco della Risiera di San Sabba..

Con Bruno scompare uno dei tanti eroi silenziosi dell’antifascismo.

 

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