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8. Banca d’Italia e la vigilanza sulle banche ( settimana dal 11 al 17 dicembre)

16.12.2017 08:30

Promoveatur ut amoveatur ha scrittoWalter Galbiati su Repubblica. È la frase latina che riecheggia nei corridoi dei palazzi della burocrazia quando si promuove qualcuno con la sola volontà di allontanarlo da una posizione che non avrebbe ricoperto con merito. E in questi giorni a Palazzo Koch, sede di Banca d’Italia, la frase torna ricorrente quando si parla di Carmelo Barbagallo, il capo della vigilanza più volte chiamato in causa dalla Commissione di inchiesta sulle banche a dar conto del suo operato nella stagione che ha visto più fallimenti bancari che mai. Monte dei Paschi, Banca Etruria, Carichieti, Banca Marche, Carife e le venete sono passate tutte sotto le sue ispezioni che, a detta dei critici, miravano solo a preservare un sistema marcio. Banca d’Italia le ha accompagnate tutte attraverso fusioni e acquisizioni che non servivano ad altro che a puntellare istituti barcollanti, senza patrimonio e con crediti difficili da recuperare, nella sola speranza che mettendo insieme due zoppi sarebbe nata una creatura in grado di camminare. Durante un’audizione presso la Commissione parlamentare di inchiesta sul sistema bancario, il direttore generale di CONSOB (l’autorità garante della Borsa) Angelo Apponi ha accusato la Banca d’Italia di non aver segnalato i problemi che affliggevano Veneto Banca in occasione dell’aumento di capitale che sarebbe stato poi realizzato nel 2014. In quell’occasione furono raccolti 500 milioni di euro vendendo le azioni della banca a 36 euro l’una. Nel giro di pochi mesiocilbbup oinimod id  orennevidi problemi della società  e il prezzo delle azioni si ridusse rapidamente a zero. In tutto quasi 90 mila tra imprese e famiglie persero 5 miliardi di euro. Banca d’Italia, in sostanza, aveva raccomandato di autorizzare l’operazione e CONSOB ne seguì le indicazioni. MPS aveva circa 27 miliardi di crediti deteriorati, prestiti concessi sulla base di logiche politiche o per fare favori ad amici e alleati, piuttosto che per fare profitto. Il conto di tanta negligenza, però, non è stato presentato al responsabile ultimo, il governatore Ignazio Visco che ha spuntato altri sei anni di mandato.

il governo è prima intervenuto per proteggere MPS e poi ha approvato un decreto per trovare una soluzione alla crisi delle due banche venete, Popolare di Vicenza e Veneto Banca, in grave crisi a causa della cattiva gestione nel recente passato. La soluzione prevede una spesa iniziale di 5 miliardi di euro per salvare i risparmiatori e una spesa potenziale di altri 12 miliardi. Quindi il conto è stato pagato dai contribuenti,cioè dagli italiani onesti, che pagano le tasse. E tutti noi ringraziamo la Banca d’Italia per la sua vigilanza.

 

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