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3 Nero lascia Trieste

16.09.2020 14:56

Galone,  marito di Ciarita, è sarto anche lui e lavora nel laboratorio di Leone. La prima figlia Perovskaja ha sposato un anarchico spagnolo, parrucchiere. Insieme emigrano in Francia e aprono une boutique de coiffure a Aulnay, vicino a Parigi.

 Nel 1928 Nero viene arrestato per la seconda volta in occasione di una visita a Trieste di Mussolini. Sono state approvate da poco le leggi speciali, Gli antifascisti sono braccati. A Trieste il fascismo assume la sua forma più violenta. Riapre anche la foiba di Basovizza.

Nero è un po’ matto. Ha il DNA dell’anarchico. Quando gli dicono, ‘A ti te manca qualche rodela’ lui ride e dice ‘ sì go perso el NE. E’marinaio. Per ottenere il rinnovo del permesso di navigazione deve cambiare cognome Firm in Firmiani, come ha fatto il cugino che lavora in banca. Giuseppina cerca di convincerlo nome e cognome sono delle etichette, servono a distinguere le persone, non ha importanza che tu ti chiami Nero Firm o Nero Firmiani. Tuo cugino Vladimiro da Vodopivec ( voda/ acqua e pive/bere ) ora è Bevilacqua. Ma è sempre lui. Adesso lo lasciano in pace e ha un lavoro all’azienda municipale dei trasporti. Ma Nero la interrompe Non ci penso nemmeno a chiamarmi come vogliono loro !

Tanti cognomi cambiano in quegli anni a Trieste. Una sorta di patina di italianità a una città, che deve diventare  simbolo dell’Italia fascista.

Nero rifiuta di cambiare cognome  Scappa da Trieste. Per molti mesi non si hanno sue notizie. La madre Giuseppina  va da don Franco no fatto tutto quello che mi avete chiesto, perché il buon Dio si accanisce contro la mia famiglia ? E don Franco non bestemmiare Giuseppina, il Signore ti mette alla prova, spetta a te il compito di salvare l’anima di tuo marito e dei tuoi figli.

Leone è ammalato, non è pìù in grado di lavorare.

Il circolo Le Riunite è stato più volte devastato dalle squadre fasciste. Qui si costituisce il Soccorso Rosso, una sorta di Croce Rossa antifascista che diventerà internazionale durante la guerra civile in Spagna. Lo dirige l’anarchico Enrico Bercè, cugino di Luigi e Ferrer.

I volontari del Soccorso Rosso portano a Giuseppina cibo e  medicine per curare Leone, costretto a letto. Ha la tubercolosi, ma rifiuta il ricovero in sanatorio.

Galone  chiude la sartoria e se ne va anche lui in Francia con Ciarita. Giuseppina resta sola a Trieste, senza notizie di Nero e senza nessuna fonte di guadagno.

Leone non ci sta più con la testa, ha attacchi di demenza senile. Ha  poco più di 60 anni, ma sembra molto più vecchio. Si nasconde sotto il letto o nell’armadio, sente di essere braccato dalle bande fasciste.

 Chiama continuamente Nerone, Nerone e Giuseppina, a sentire quel nome , si dispera. Gli dice Vai a riposare , poi tra sé brontola Maledetto nome, sei la causa di tutte le nostre disgrazie.

La sua mente è ormai preda della mania di persecuzione. Viene ricoverato al manicomio di San Giovanni, in isolamento. Giuseppina non lo rivedrà più.

Sono trascorsi oltre 20 anni dalla battaglia sui nomi, don Franco e Giuseppina sono invecchiati, ma continuano a rincorrersi..

Giuseppina trascina le sue giornate in casa,non esce quasi più. Non va in chiesa e non vuol più vedere don Franco, né l’altro prete giovane, arrivato da poco, che don Franco le ha mandato a casa. Ha fatto tutto quello che le era possibile, il buon Dio, se esiste, doveva ascoltarla. La sua fede vacilla.  Vive nell’attesa delle lettere che, una volta al mese circa, arrivano dalla Francia, dalla sartoria e dal negozio di parrucchiera che Ciarita e Perovskaja hanno aperto con i mariti alla periferia di Parigi. Stasera è tardi.  Giuseppina sta ancora scrivendo a Perovskaja, che le ha mandato una foto della nipotina Sonia.

Che bella bimba e che bel nome. Maledizione ai nomi.

Giuseppina pensa Perché i nostri figli non si chiamano così…. Sonia, Diego, Bruno ?

Bussano alla porta. Chi può mai essere a quest’ora ? Bussano ancora. Giuseppina va ad aprire e si trova davanti un uomo grande e grosso con la barba. Solo un attimo e sono uno nelle braccia dell’altra. E’ Nero !

Giuseppina non conosce più la gioia e continua a piangere tra le braccia del figlio. Nero vuol sapere tutto, Dove è papà? Dove stanno Tosca e Ciarita ? . Giuseppina gli stringe le mani Papà è morto. Era molto malato. Continuava a chiamarti Nerone, Nerone! Non gli ho mai detto che ti chiami Nero, tanto mi occupavo io di tutti i documenti, almeno quella soddisfazione gliel’ho lasciata.

Nero vuol sapere tutto E Tosca ? E Ciarita ? Giuseppina sorride Tosca è sposata, ha una bambina. Hanno aperto un negozio di parrucchieri vicino a Parigi. Ciarita e Galone vivono anche loro in un paese vicino. Hanno un laboratorio di sartoria

Giuseppina gli mostra la foto della piccola Sonia,. Po trova la forza di dire Figlio mio portami via da qui, portami dalle tue sorelle in Francia, non voglio più sentir parlare delle persone che mi hanno fatto soffrire, voglio dimenticare Trieste.

Nero capisce il dramma della madre, non può dirle che è venuto a sera tardi per non farsi riconoscere e che dovrà andar via  prima dell’alba. La stringe al petto e le racconta  in questi due anni ho girato l’Italia. Sono stato in tante città. Ho conosciuto  tante persone. In Puglia ho fatto il bracciante nei campi, a Roma il muratore.

Tace di far parte attiva del movimento antifascista clandestino, di essere ricercato, per non farla preoccupare.  L’anno prima ha organizzato un attentato a Mussolini e da allora è braccato dalla polizia e dall’OVRA ( Opera Vigilanza Repressione Antifascista). Ora deve rifugiarsi in Francia, E’ passato per salutarla, e per avere l’indirizzo delle sorelle. Di nascosto mette in tasca una delle loro lettere. Non può dir nulla a Giuseppina . Le promette che tornerà presto a prenderla.

Ma Giuseppina capisce che Nero le nasconde la verità, non lo rivedrà più, non rivedrà più le figlie, non abbraccerà la nipotina. Non ha più la forza di combattere, ha perso ogni speranza. Si mette a letto, non si alza più, rifiuta di mangiare. I compagni del Soccorso Rosso mandano un telegramma alle figlie. Ciarita prende il treno per Trieste, ma la situazione precipita. Giuseppina, come Leone, dà in escandescenze, grida e bestemmia contro i preti, contro la polizia, contro tutti. Viene ricoverata d’urgenza al manicomio di San Giovanni. Quando Ciarita arriva, corre al manicomio, ma è troppo tardi.  Mamma,  mamma le grida disperata, ma  Giuseppina non la riconosce più, ha paura anche di lei.

Pochi giorni dopo muore in un crescente delirio.

 

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