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1941, un anno nella casetta di Pépè et Mèmè, col giardinetto e le trappole

04.09.2016 15:50

 

Ho quattro anni, mi sento un ometto, ho voglia di uscire da solo e fare un giretto in paese ( 300 abitanti), chiesa, Comune e scuola sono sulla piazzetta a 100 metri dalla nostra casa. Ma Mèmè dice che devo stare in casa e, raramente riesco a scappare. Nel giardino dietro casa non ci metto più piede da quando mi si è infilato in una buca ‘fresca’,  dove Pèpè al mattino presto vuota il gabinetto di casa ( un secchio) ricoprendola subito. Papà viene a trovarmi 2 volte al mese, facciamo insieme il giro del paese e andiamo a mangiare da un suo amico, un partigiano francese. Al pomeriggio riparte e mi dà un paio di monete per comprarmi qualche caramella. Ma Mèmè me le fa mettere subito in un salvadanaio, serviranno per comprare cose più utili.  Al lunedì mattina  Mèmè prepara il jus  ( sugo), è una sorta di caffè finto. In un pentolone fa bollire una quantità di carote secche, macinate, orzo tostato, cicoria e altre. In totale 5 litri, che servono a confezionare 7 bottiglie bordolesi, una al giorno, per gli ospiti. Mémé siede poi alla finestra e ad ogni contadino che passa, tornando dai campi dice ‘ Bonjour Jean, un peu de jus ?‘  E poi fanno  due chiacchiere, lei seduta in casa e l’ospite in piedi sul marciapiede, con la finestra aperta. Fra un ospite e il successivo Mémé mi racconta le storie del paese, sicchè incomincio a conoscere tutti, senza uscire di casa.

 

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