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17 Minori stranieri soli cercano tutori volontari

14.01.2018 18:46

Dal primo gennaio alla fine di ottobre  2017 sono sbarcati 14.579 minori non accompagnati, il 93,1 per cento maschi, il 6,9 femmine. Rispetto ai dati del precedente censimento è stata registrata una importante diminuzione di minori di nazionalità egiziana e bengalese, con aumento invece di eritrei e ivoriani. L’83 per cento ha un’età compresa fra 16 e 17 anni.A sei mesi dall’entrata in vigore della legge 47 che istituzionalizza la figura del tutore volontario dei minori non accompagnati, il primo bilancio è positivo. Un piccolo exploit. Sono già 2.691 le domande di privati cittadini che offrono tutela a ragazzi da orientare su un percorso di integrazioneNon è un’adozione, non è un affido, non ci sono oneri economici. Il tutore volontario non è un genitore ma una persona che si preoccupa di iscrivere al servizio sanitario o a scuola un migrante adolescente arrivato in Italia da solo, che offre tutela legale, lo aiuta a orientarsi in un sistema sociale, a trovare il proprio spazio in un “nuovo mondo”, il nostro.«Una buona risposta», commenta Filomena Albano, Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza, in prima linea nella formazione di queste nuove figure. «Purtroppo sono i numeri di questi ragazzi che ci spingono a rinnovare l’appello«Come tutti gli adolescenti sono fragili. Ma loro hanno conosciuto la violenza, perdendo ogni fiducia negli adulti», sottolinea Raffaella Milano, direttrice dei programmi Italia-Europa di Save the Children, associazione che ha fortemente voluto la legge. «Ci sono tutte le difficoltà di un percorso appena iniziato, tuttavia si è davanti a una svolta. Finalmente adesso un tutore volontario può seguire un solo ragazzo o fratelli e sorelle. Adulto e adolescente potranno guardarsi negli occhi: è questo il cambiamento decisivo». Senza tutore volontario, questi ragazzi venivano, e vengono, affidati a frotte a tutori legali individuati dalle comunità di accoglienza.Con situazioni paradosso. Per esempio l’anno scorso a Palermo Agnese Ciulla, assessore nella precedente giunta Orlando, si è ritrovata a offrire tutela legale anche a 480 giovani profughi contemporaneamente.«Impossibile seguirli uno per uno. E con un tutore collettivo i ragazzi non riescono a orientarsi», sottolinea Save the Children. Come Mamadau, senegalese di 16 anni, o Efrem, coetaneo eritreo, che hanno rischiato di perdere la fiducia e riconsegnarsi nelle mani di trafficanti per raggiungere altri Paesi.Alla fine del settembre scorso i migranti giovanissimi risultati irreperribili erano 5.463. Le storie di Mamadau e Efrem, poi aiutati nei centri Save the Children di Roma e Milano, dimostrano quanto conti un accompagnamento individuale. «È il primo passo verso l’integrazione», riflette Raffaella Milano, che ricorda il poeta Danilo Dolci: “Ciascuno cresce solo se sognato”.

 Chi può fare il tutore volontario? «Tutti, basta presentare domanda all’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza», dice la responsabile dell’Authority. «Abbiamo stilato delle linee guida con requisiti minimi, quali avere 25 anni di età compiuti, assenza di precedenti penali. Un titolo preferenziale è avere svolto attività di volontariato o possedere competenze giuridiche per accompagnare il percorso del ragazzo.. La formazione prevede un corso in tre step, durata prevista dalle 24 alle 30 ore. Se si è promossi e si riconferma la scelta, si parte: il giudice assegna un minore.«Non so cosa aspettarmi. Tutto quello che so è che non vedo l’ora di cominciare», dice Giorgio Moretti, quarantenne fiorentino laureato in giurisprudenza, in attesa di nomina. Lui come Elena Ceretto, volontaria di Torino, ha l’ambizione di assicurare a qualcuno di questi giovani profughi «un minimo di diritti costituzionali».

Coraggio amici, è facile. Ne ricaverete grandi soddisfazioni, e la gioia di veder sorridere un ragazzo.

 

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