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12 Trieste, settima Repubblica di Yugoslavia

16.09.2020 14:40

Il primo maggio 1945, il V Corpo d’armata jugoslavo, comandato da  Boris Kraiger entra a Trieste..

Vice comandante è il  capitano Nero Firm

Il fascismo con la sua politica di repressione contro comunisti e sloveni ha contribuito a rinsaldare l’alleanza fra comunisti italiani e popolazione slovena, avvicinando così la maggioranza del fronte antifascista, costituito appunto da comunisti e sloveni, a una prospettiva per Trieste più prossima alla Yugoslavia socialista che all’Italia postfascista. Sono contrari i dirigenti del Partito Socialista, del Partito d’Azione e della Democrazia Cristiana e solo una minoranza di comunisti. Di fatto esistono due Partiti Comunisti, di ispirazione italiana e slovena, cui aderiscono sia comunisti italiani che sloveni.

Fin dai primi giorni dopo la liberazione la situazione è molto tesa, sia per  i processi sommari ai fascisti e ai sospetti di simpatie fasciste, fucilati e buttati nelle foibe, sia  per i rapporti con l’Italia e con la Yugoslavia. Nero, vice comandante della piazza di Trieste, ha fatto parte dei giovani comunisti insieme a Luigi. Ora Luigi lo ritrova ufficiale dell’esercito di liberazione yugoslavo, schierato dalla parte degli sloveni

Dopo alcuni incontri Kraigher e Nero propongono a Luigi la Presidenza dell’Unione Antifascista Italo-Slovena (UAIS). Scopo dell’UAIS è creare un clima di collaborazione fra la maggioranza di lingua italiana e la minoranza slovena e  agevolare la sistemazione futura del territorio. Ma non si dice se Trieste debba dipendere dall’Italia o dalla Yugoslavia. Ferrer viene associato alla direzione del Lavoratore, il quotidiano comunista che ha ripreso le pubblicazioni. Alla scuola del carcere, con i maestri Secchia e Terracini, Ferrer è diventato un bravo giornalista. Non ha titoli di studio, ma, fra carcere in Italia e campo di concentramento in Francia, ha letto molto, è un intellettuale.

Il Comando jugoslavo delega parte delle funzioni di governo al CEAIS che, sotto la presidenza di Umberto Zoratti, un medico italiano, si costituisce in Consiglio della Liberazione, dove ci sono comunisti italiani e sloveni. Il Consiglio della Liberazione ignora completamente il CLN triestino, in cui sono invece rappresentati tutti gli altri partiti italiani, DC, Psiup, PdA, PLI.

C’è molta confusione. In quei giorni giungono a Trieste i circa 10.000 partigiani italiani della Divisione Natisone e delle brigate Triestina e Fontanot. I comunisti organizzano molte assemblee nelle fabbriche e nei circoli rionali del territorio. Luigi segue alcuni incontri e riunioni nelle Case del Popolo dei comuni del Carso, parlando ai compagni italiani e sloveni. Nei suoi interventi sottolinea l’importanza di una stretta collaborazione fra le due popolazioni, ma non manca di affermare che la Regione Giulia deve avere uno statuto di regione indipendente. 

Trieste deve fare riferimento all’Italia, per ragioni storiche e culturali .  Alle riunioni è sempre presente qualche dirigente sloveno . Spesso, la maggior parte dei partecipanti è di lingua slovena. Accade che, a conclusione dell’incontro, Luigi riceva dal fondo della sala il saluto: Foibe, foibe .

La situazione diventa sempre più tesa, da un lato fra il CLN italiano e l’organo di governo locale, Il Consiglio della Liberazione, e, all’interno di quest’ultimo, fra comunisti che guardano all’Italia e comunisti che guardano alla Yugoslavia. Alla fine di maggio viene convocata l’assemblea della UAIS nella Casa del Lavoratore Portuale. Kraigher sostiene che l’Unità dell’UAIS deve essere mantenuta nella prospettiva di collocare la Regione Giulia a fianco delle altre Repubbliche federate della nascente Yugoslavia.  Luigi prende la parola per dire che questa prospettiva può andar bene a Lubiana, a Belgrado e a Zagabria, ma non a Trieste. Giacomo Pellegrini, membro della Direzione del Partito Comunista Italiano, presente alla riunione, prende le difese di Luigi, attaccato duramente da Kraigher.

Luigi rifiuta la mediazione di Nero, rifiuta lo statuto di Trieste, settima repubblica di Jugoslavia.

Nel frattempo continuano le trattative tra Tito e gli alleati sul destino di Trieste.

Il 9 giugno 1945 i rappresentanti jugoslavi e angloamericani concludono l’accordo di Belgrado, in base al quale la regione Giulia viene divisa nelle due zone di occupazione, zona A, e zona B. La zona A comprende la città di Trieste e pochi altri comuni confinanti, mentre la zona B comprende i comuni dell’Istria fino a Umago. La linea di confine si chiama linea Morgan, dal nome del generale inglese che l’ha proposta. La zona A viene affidata all’amministrazione del Comando militare angloamericano, e la zona B all’amministrazione delle truppe jugoslave. Il 12 giugno le truppe jugoslave lasciano Trieste.

Nei 40 giorni dell’occupazione, i comandi militari jugoslavi e le autorità civili da essi riconosciute hanno condotto una politica fondata sull’idea di annettere Trieste alla Yugoslavia, creando un fossato fra la popolazione di larga maggioranza italiana e la popolazione slovena, fra i comunisti italiani e sloveni da un lato e gli altri partiti rappresentati nel CLN triestino.

Dopo la partenza delle truppe jugoslave, a Trieste restano di fatto due partiti comunisti, il Partito comunista italiano (PCI) e il Partito comunista del territorio libero di Trieste (PCTLT), contrapposti fra loro, ma entrambi isolati dalle altre forze politiche.

Luigi guida l’ufficio di rappresentanza del PCI, mentre Nero è un esponente di rilievo del PCTLT.

 

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